Lo stop al fact-checking deciso da Meta su Facebook e Instagram creerà un effetto domino anche sugli altri social? Solo il tempo ce lo dirà, ma la disinformazione resta un problema serio, soprattutto per le nuove generazioni. I social network, infatti, rappresentano una delle principali fonti di informazione per i giovani. Secondo recenti ricerche, oltre il 60% degli adolescenti utilizza Facebook e Instagram per aggiornarsi su notizie e avvenimenti. L’assenza di un sistema di verifica delle informazioni rischia, quindi, di trasformare queste piattaforme in un terreno fertile per la diffusione di notizie false, teorie complottiste e manipolazioni digitali.
Per i giovani, spesso privi degli strumenti critici necessari per analizzare la qualità e la provenienza delle notizie, questa situazione potrebbe portare a una perdita di fiducia nei media, polarizzazione delle opinioni e, in casi estremi, a fenomeni di radicalizzazione online.
In che modo intervenire? La strada maestra da percorrere è quella di una “educazione digitale” in grado di guidare i giovani, e non solo, verso un uso consapevole del web e delle nuove tecnologie di comunicazione. In questo contesto, un ruolo fondamentale è in mano alla scuola e alle agenzie educative e di formazione, e la media education emerge come una risorsa cruciale. L’educazione ai media digitali non si limita all’insegnamento tecnico sull’uso di piattaforme, ma include la formazione critica necessaria per identificare e contrastare la disinformazione. In Italia, l’introduzione di percorsi scolastici di educazione civica digitale è un primo passo, ma occorre un impegno più sistematico e diffuso.
La Commissione Europea ha sottolineato ripetutamente l’importanza di un uso corretto e consapevole del digitale. Nel Digital Services Act (DSA), si trovano riferimenti chiari alla responsabilità delle piattaforme nel contrastare la disinformazione e a incentivare progetti educativi mirati per le scuole e le comunità giovanili. Questi richiami offrono una base normativa solida per implementare strategie di media education che vadano oltre le iniziative occasionali.
Guardando al 2025, due scenari sembrano profilarsi. Il primo, pessimista, prevede una proliferazione incontrollata di fake news e una conseguente erosione della fiducia nei confronti delle istituzioni e dei media tradizionali. In questo scenario, il ruolo delle piattaforme digitali diventerebbe sempre più ambiguo, alimentando un clima di incertezza e divisione sociale.
Il secondo scenario, più ottimistico, immagina una società in cui la media education diventa una componente fondamentale del sistema educativo, con programmi strutturati e aggiornati regolarmente per rispondere alle sfide del digitale. In questo contesto, le scuole e le famiglie lavorano insieme per formare giovani cittadini digitali consapevoli e responsabili.
Ma per raggiungere questo obiettivo, è necessario continuare ad incentivare progetti scolastici di educazione ai media realizzati con l’aiuto di esperti ed istituzioni del settore accreditate. Altra strada è quella di continuare a sensibilizzare le varie piattaforme social per sviluppare strumenti educativi integrati nelle loro app, fornendo indicazioni su come verificare una notizia. Infine, occorre promuovere campagne di sensibilizzazione sul tema, coinvolgendo influencer e creator digitali per raggiungere in modo efficace soprattutto il pubblico giovane. In un mondo sempre più connesso, è fondamentale investire nell’educazione digitale per contrastare la disinformazione e formare cittadini consapevoli. Solo attraverso una stretta collaborazione tra istituzioni, scuole e piattaforme digitali sarà possibile costruire un futuro in cui i social network siano strumenti di informazione e non di manipolazione.

