Cinquemila topi vivi sul set e centinaia di litri di sangue finto. Bastano questi particolari per definire il livello di terrore che suscita «Nosferatu», ultimo remake del classico del 1922 di Murnau, tratto dal Dracula di Bram Stoker.
La storia del vampiro che si innamora di una giovane donna conta centinaia di titoli in poco più di un secolo di storia del cinema. La critica americana ha amato particolarmente quest’ultimo, ora al cinema in Italia, diretto da Robert Eggers, che vede protagonista Lily-Rose Depp nei panni della giovane Ellen Hutter e Bill Skarsgård in quelli del temibile conte Orlok.
«Se togli i riferimenti vampireschi è una storia molto moderna — dice la figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradise —. Ellen è intrappolata nel più classico dei triangoli amorosi con, agli altri lati, un bravo ragazzo e un cattivo soggetto». Il bravo ragazzo in questione è Nicholas Hoult, che nel film veste i panni del marito di Ellen, l’agente immobiliare Thomas Hutter.
Nel cast ci sono anche Willem Dafoe e Emma Corin, la più coraggiosa di tutti per aver sopportato che alcune decine di quei cinquemila topi le passeggiassero addosso. «Per la maggior parte del tempo i topi erano divisi dagli umani con del plexiglass — dice il regista — ma Emma Corrin per varie ore ha avuto invece veri topi piazzati addosso. Erano ratti addestrati ma erano pur sempre ratti. L’odore era nauseante».
Lily-Rose Depp racconta l’ossessione sua e del fratello Jack per i vampiri: «Da bambini ci giocavamo spesso. Jack metteva il mantello, diventava il conte Dracula ed io correvo via terrorizzata». Ora a farle paura è Bill Skarsgård che conta su un discreto allenamento, è stato infatti il terribile clown Pennywise nei film tratti da «IT» di Steven King.
Così ora ha reso facile il lavoro alla collega: «Non dovevo fingere di essere terrorizzata, lo ero davvero. Saranno stati i costumi, il viso, il dettaglio della voce o il particolare modo che ha Bill di immergersi nel personaggio, fatto sta che avevo davvero paura. Mi sembrava di essere intrappolata nella storia e non avere via di scampo».
Fonte: www.corriere.it

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